E’ in corso un assedio da parte di Repubblica alla Chiesa. Proponendosi come pii e austeri custodi della morale sessuale cattolica, i censori di Ezio Mauro ed Eugenio Scalfari, paladini della più rigorosa castità, anche ieri hanno “sparato” un editoriale di Adriano Prosperi (specializzato in sgangherati attacchi anticlericali) per inventarsi, nientemeno, una “Chiesa che punta il dito sulla moralità del premier”. Come loro vorrebbero.
E’ da qualche settimana infatti che va avanti questo bombardamento sulle gerarchie episcopali per ottenere da loro “una chiara parola di condanna dell’immonda spazzatura che dalla vita privata del presidente del Consiglio trabocca sul paese”. Per ora Repubblica ha ottenuto solo qualche strillo isolato, perlopiù di personalità politicizzate. Così ora cerca di amplificare e piegare alle proprie pretese qualche garbata nota di richiamo alla morale pubblica apparsa su Avvenire.
Naturalmente Repubblica ha tutto il diritto di fare la sua battaglia politica contro Berlusconi e sui fatti che gli addebitano, ma cosa c’entra la Chiesa? E cosa c’entrano loro con la Chiesa? Questo strattonamento alla Chiesa, sebbene ridicolo (perché proviene dal giornale che di solito, sulle questioni di interesse generale, pretende di zittire i vescovi in nome della laicità), va compreso bene da noi cattolici.
Infatti è molto più di un tentativo di strumentalizzazione politica della Chiesa. E’ molto più di un tentativo di trasformare i vescovi in camerieri della lobby di Repubblica per la condanna dell’odiato Berlusconi. E’ un attacco alla dottrina cattolica stessa sul tema più delicato, quello del peccato e della grazia, che è al cuore della storia cristiana.
In parole povere, da duemila anni la Chiesa, seguendo il comportamento e il comandamento di Gesù, condanna con nettezza e decisione il peccato, ma, a braccia spalancate, chiama a sé e accoglie il peccatore e fa festa per il suo ritorno. Ora Repubblica vuole spazzar via quanto Gesù ha comandato per esigere la condanna del peccatore (uno solo: Berlusconi) e l’accoglienza del peccato.
Sì, perché Repubblica è sempre stata tra gli alfieri ideologici della cosiddetta rivoluzione sessuale, della secolarizzazione dei costumi, è sempre stato il giornale che più pesantemente ha bombardato contro l’insegnamento morale della Chiesa in materia sessuale e sulle questioni limitrofe del divorzio, dell’omosessualità, dell’aborto, della contraccezione, dei sacramenti ai divorziati. Vi risulta che Repubblica, Mauro, Scalfari e compagnia abbiano mai fatto una battaglia pubblica – sul piano morale e culturale – contro la “rivoluzione sessuale”, contro l’adulterio, contro i rapporti prematrimoniali, contro il divorzio, l’aborto e la pillola? Vi risulta che abbiano mai fatto analoghe crociate per la fedeltà coniugale, per la castità, per la riscoperta della verginità?
A me no. Potrò sbagliarmi, ma non ho mai visto Scalfari e Mauro tenere conferenze di elogio per la Humanae vitae o per Santa Maria Goretti davanti a una platea di femministe (eppure quella ragazzina è una vera eroina del nostro tempo assatanato). La lobby dell’Espresso e di Repubblica è – per definizione – la portabandiera della rivoluzione radicale e “libertaria” e ha sempre coperto di sarcasmi o attacchi i pochi anticonformisti che vivevano una cultura controcorrente, che resistevano ai comandi del “nuovo potere” e gustavano una diversa percezione della vita. Ricordo quanti irridenti articoli sono toccati a noi giovani ciellini che – negli anni del sesso mordi e fuggi – imparammo, per grazia, da don Giussani a guardare le nostre ragazze con uno sguardo diverso: poetico e non da assatanati consumatori finali.
Il salotto Espresso-Repubblica ha sempre vantato come proprio merito storico quella laicizzazione che ha portato all’Italia “del divorzio e dell’aborto”, all’Italia del sesso disinvolto, all’Italia “emancipata” dal Vaticano e dalla sua “morale repressiva”. Ora si vorrebbe sapere dunque con quale criterio e quale faccia, proprio quella lobby non solo si metta a dar lezione di “morale repressiva” alla Chiesa, ma soprattutto pretenda che la Chiesa condanni il peccatore, anzi “un” peccatore, uno solo, per nome e cognome, oltretutto assolvendo il peccato. Perché non risulta che Mauro, Scalfari e compagnia chiedano la condanna dell’adulterio e del “sesso laico”, chiedono solo la condanna del loro Nemico. Insomma pretenderebbero una morale sessuale “ad personam” (dopo aver criticato le “leggi ad personam”), che valga esclusivamente per Berlusconi e non per loro o per tutti noi.
Non solo. I salotti dell’Espresso e di Repubblica, da decenni, esaltano Giovanni XXIII (un papa Roncalli che trasformano a proprio uso e consumo) perché nella “Pacem in terris” ha insegnato a distinguere tra l’errore e l’errante, tra un’ideologia sbagliata (da condannare) e gli uomini concreti con cui dialogare. Siccome in quel caso egli parlava dei comunisti a lorsignori va benone. Se invece la stessa logica si applica a Berlusconi deve essere rifiutata.
Peraltro costoro non sanno che quella distinzione fra errore ed errante che viene attribuita a papa Roncalli come se egli avesse portato una novità nella Chiesa, è in realtà una citazione che papa Giovanni fece di Pio XII, proprio di un suo testo sul comunismo (vedi Andrea Tornielli, Pio XII, pp. 496-497). Sì, quella distinzione fra ideologia comunista e uomini concreti che vi aderiscono appartiene al papa più detestato dal mondo progressista. Ed è un principio che da sempre appartiene alla Chiesa: lo si trova già nel discorso di Paolo III di inaugurazione del Concilio di Trento.
La bistrattata Chiesa, a cui oggi Repubblica imputa – incredibilmente – di essere troppo lassista sulle questioni di morale sessuale, in realtà, senza trattare nessuno da “pubblico peccatore” (perché “pubblicani e prostitute vi precedono nel Regno dei cieli”), da sempre continua – come da comandamento divino – a condannare tutti i peccati, commessi da tutti, a mostrarne la triste degradazione, a lamentare la mercificazione dell’uomo e della donna, ma ad accogliere ogni peccatore ed esortarlo a gustare la bellezza del perdono del Padre e la sua pace.
Se lorsignori si fossero degnati di ascoltarla, anziché di irriderla, si sarebbero accorti che la Chiesa, ben prima di loro e ben più profondamente, da anni – almeno dalla Humanae vitae – richiama accoratamente tutti gli uomini sul rischio di disumanizzazione della rivoluzione sessuale. Fra i pochissimi anticonformisti che applaudirono la condanna della pillola – fatta da Paolo VI – come “morte dell’amore” ci fu quel grande intellettuale ebreo della Scuola di Francoforte che era Max Horkheimer. Ripeto: Horkheimer, non Scalfari o altre editorialisti di Repubblica. Gli eventi hanno mostrato quanto profetica fu la Chiesa, quanti guasti (nelle famiglie, nella vita sociale) e quanti drammi ha prodotto quella “rivoluzione” (a cui possiamo ascrivere anche l’insorgere di nuove terribili malattie sessualmente trasmesse che hanno fatto stragi, oltre alla tragedia planetaria dell’aborto).
Non c’è una seria riflessione critica, al di fuori della Chiesa, sul mondo che quella rivoluzione ha prodotto. A Repubblica si accorgono dell’ “immoralità dei costumi” (o della sessuomania dilagante) solo se c’è da infilzare Berlusconi, perché tutti gli altri giorni dell’anno essa viene da loro chiamata laicità, progresso e libertà.
Del resto a Repubblica dicono sempre di preferire i protestanti alla Chiesa cattolica (“noi giornalisti di un certo tipo protestante”, scrisse un giorno Scalfari). Perciò i vescovi italiani possono rispondere alle seccanti pressioni di quel giornale con una stupenda battuta del “cattolico” Oscar Wilde: “La Chiesa cattolica è soltanto per i santi e per i peccatori. Per le persone rispettabili va benissimo quella anglicana”. Dunque Mauro provi a chiedere un anatema contro Berlusconi alla Chiesa anglicana. Se la trova, perché si è quasi estinta“La Conferenza episcopale tedesca approva l’eutanasia passiva e l’eutanasia indiretta. Lo annuncia la rivista Micromega”. Micromega? Sì. Pare che d’ora in poi quel che pensano i vescovi cattolici tedeschi sia la rivista di Paolo Flores d’Arcais a deciderlo. O almeno così sembrano ritenere in molti, dal sito Web che ieri pubblicava questa incredibile sintesi alla Repubblica, che titolava: “I vescovi tedeschi: sì all’eutanasia passiva, è morte dignitosa”.
Una bufala, ma non innocente, che ieri il portavoce della Conferenza episcopale tedesca, Matthias Kopp, si è affrettato a smentire in una nota pubblicata dall’agenzia Sir: le posizioni dell’episcopato tedesco, ha scritto, “non contrastano in alcun modo con le affermazioni del Catechismo della chiesa cattolica”, poiché sui concetti di eutanasia passiva e indiretta “la differenziazione che abbiamo adottato è quella illustrata dal Vaticano nel Catechismo”. Una bufala nella bufala, inoltre, perché il documento dei vescovi tedeschi citato dal sito di Micromega e che costituirebbe una “spaccatura” nella chiesa è in realtà vecchio di dieci anni. Si intitola “Christliche Patientenverfügung” (“Disposizioni sanitarie del paziente cristiano”), fu presentato a Dusseldorf nel 1999 ed è scaricabile da anni dal sito dell’episcopato tedesco. Per di più, anche l’annunciata “traduzione integrale” di Micromega è superflua: l’aveva già pubblicata nel 2001 la rivista “Prospettive assistenziali”, trimestrale della Fondazione promozione sociale di Torino, ed è da allora a disposizione sul Web.
Il presunto nuovo scandalo interno alla chiesa esiste dunque solo nella lettura forzata e fuorviante di un documento già noto e mai criticato. Le “Disposizioni” furono redatte insieme da cattolici e protestanti e portano le firme del cardinale Karl Lehmann e di Manfred Kock, presidente del Consiglio delle chiese evangeliche. Dopo una lunga premessa pastoral-teologica, si affrontano tutti gli aspetti legati al fine vita, tra cui “le diverse forme di aiuto a morire”. Si distingue tra “aiuto passivo”, “aiuto indiretto” e “aiuto attivo” a morire. In modo conforme, come ha ribadito Kopp, al Catechismo universale.
“Poiché l’espressione ‘aiuto a morire’ è ambigua”, i vescovi tedeschi distinguono: “L’aiuto passivo a morire mira a garantire una morte dignitosa mediante la rinuncia a un trattamento che potrebbe prolungare la vita di una persona malata incurabile e già prossima alla morte. Esso presuppone il consenso della persona malata ed è giuridicamente ed eticamente ammesso”. Ciò concorda con quanto si legge al numero 2.278 del Catechismo a proposito di “interruzione di procedure mediche onerose, pericolose, straordinarie o sproporzionate” e di “rinuncia all’accanimento terapeutico”. L’“aiuto indiretto a morire”, invece ,“si ha quando si somministrano alla persona morente medicine antidolorifiche prescritte dal medico, che possono avere l’effetto secondario involontario di affrettare la morte”, e “questo aiuto indiretto è considerato giuridicamente ed eticamente ammesso”. Analogamente, al punto 2.279 del Catechismo si spiega: “L’uso di analgesici per alleviare le sofferenze del moribondo, anche con il rischio di abbreviare i suoi giorni, può essere moralmente conforme alla dignità umana, se la morte non è voluta né come fine né come mezzo, ma è soltanto prevista e tollerata come inevitabile”. Mentre l’“aiuto attivo (o diretto) a morire” viene totalmente condannato.
Difficile poter montare uno scandalo, e con dieci anni di ritardo, su queste basi. Inoltre, in una dichiarazione del 2007 i vescovi tedeschi avevano anche puntualizzato di opporsi “con decisione ai progetti che intendono consentire l’interruzione dei trattamenti necessari per la vita di pazienti in coma vigile e di persone con demenza grave. Tali persone non sono persone in punto di morte, bensì malati gravi che richiedono la nostra particolare dedizione e assistenza”. Nonostante queste evidenze, in concomitanza con il dibattito parlamentare sulla legge per il testamento biologico, si infittisce in Italia una campagna ideologica tesa a offrire un’immagine distorta delle posizioni della chiesa.
Ieri un lungo articolo sul Manifesto del bioeticista Maurizio Mori sosteneva la tesi secondo cui “la rivoluzione biomedica sta producendo la bioetica come movimento culturale e mandando in frantumi l’antico vitalismo ippocratico”, che sarebbe poi la vera base del pensiero della chiesa. Una dottrina ovviamente falsa, secondo Mori, anche se “a molti appare essere una ‘cifra dell’umano’”. Nel frattempo, il prossimo 20 marzo l’Università la Sapienza ospiterà una giornata di studi su “Le questioni etiche di fine vita tra riflessione filosofica e intervento legislativo”. Che rischia di servire, più che altro, come passerella editoriale per gli instant book sfornati dai protagonisti del caso Englaro: dall’attivissimo papà di Eluana allo stesso Mori.
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Appello al presidente della Rai Dal momento che la sua televisione degrada l'ammnistrazione della giustizia penale ad uso demagocigo e politico; vista la tendenza ad eseguire processi sommari, anche in assenza dell'imputato; constatata una evidente e sistematica propensione allo scandalismo diffamatorio in funzione degli ascolti i sottoscritti firmatari chiedono che il giornalista Michele Santoro sia immediatamente rispedito a Strasburgo, e oltre. Giuliano Ferrara, Andrea Marcenaro, Annalena Benini, Nicoletta Tiliacos, Stefano Di Michele, Ubaldo Casotto, Daniele Bellasio, Luigi De Biase, Claudio Cerasa, Giorgio Dell'Arti, Christian Rocca, Maurizio Crippa, Cristina Giudici, Sandro Fusina, Carlo Rossella, Lanfranco Pace |